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Rendicontazione di sostenibilità: la svolta del 2026 tra semplificazione e rigore strategico

Giovedì 26/03/2026, a cura di Studio Meli S.t.p. S.r.l.

Il panorama della rendicontazione non finanziaria in Europa ha appena attraversato un tornante decisivo. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea della Direttiva (UE) 2026/470, avvenuta il 26 febbraio scorso, il cosiddetto pacchetto “Omnibus I” è diventato realtà, segnando un cambio di passo fondamentale per migliaia di imprese e per i professionisti che le assistono. In un contesto in cui la sostenibilità non è più un’opzione etica ma una variabile competitiva, il legislatore europeo ha risposto alle critiche sulla “burocrazia green” con un intervento di razionalizzazione che ridefinisce perimetro e modalità degli obblighi informativi.

Il nuovo perimetro e le soglie dimensionali

L’aggiornamento normativo più rilevante riguarda l’innalzamento delle soglie dimensionali, una mossa volta ad alleviare il carico amministrativo sulle imprese di minori dimensioni. Se la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) era nata con l’ambizione di estendere l’obbligo a circa 50.000 aziende europee, le recenti modifiche hanno ristretto il campo d’azione immediato. Attualmente, l’obbligo individuale si concentra sulle grandi imprese che superano i 1.000 dipendenti e i 450 milioni di euro di fatturato netto, spostando l’asticella verso l’alto rispetto ai parametri iniziali.

Tuttavia, per i professionisti dell’area contabile, è fondamentale non cadere nell’errore di considerare questo restringimento come un “liberi tutti”. Il mercato, rappresentato da istituti di credito e grandi capofila di filiera, continua a richiedere dati ESG (Environmental, Social, Governance) strutturati anche alle PMI non soggette all’obbligo diretto. In questo senso, la Direttiva 2026/470 non cancella l’urgenza della transizione, ma sposta il focus verso una rendicontazione più proporzionata e meno frammentata.

La semplificazione degli Standard ESRS e il focus quantitativo

Un altro pilastro della riforma riguarda gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS). L’EFRAG, l’organismo tecnico incaricato di redigere gli standard, ha lavorato intensamente per sforbiciare i cosiddetti “datapoint” (punti informativi) inizialmente previsti. La revisione, che dovrebbe essere formalizzata in un nuovo atto delegato entro giugno 2026, mira a ridurre di oltre il 60% le informazioni richieste, privilegiando i dati quantitativi rispetto a quelli puramente descrittivi.

Questa evoluzione risponde a una necessità precisa: rendere i report di sostenibilità confrontabili e verificabili, eliminando il superfluo per concentrarsi su ciò che è realmente “materiale”. Il principio della doppia materialità resta il cuore pulsante del sistema. Le imprese devono analizzare non solo come le questioni di sostenibilità influenzano i loro risultati finanziari (materialità finanziaria), ma anche quali sono i loro impatti effettivi e potenziali sulle persone e sull’ambiente (materialità d’impatto). La novità del 2026 risiede in una guida operativa più chiara su come condurre questa analisi, evitando che diventi un esercizio teorico privo di riscontri pratici.

La catena del valore e il “Value-Chain Cap”

Uno dei punti di maggiore attrito per le aziende è sempre stato la raccolta di dati lungo la catena del valore. Ottenere informazioni precise da fornitori situati in diverse aree geografiche e di diverse dimensioni rappresentava una sfida titanica. Il legislatore è intervenuto introducendo il cosiddetto “value-chain cap”, ovvero un limite alle richieste che le grandi imprese possono avanzare ai loro fornitori PMI.

L’uso di stime e dati di settore, precedentemente visto con sospetto, viene ora incoraggiato nei casi in cui la raccolta di dati diretti risulti eccessivamente onerosa. Questo approccio basato sul rischio permette alle aziende di concentrare gli sforzi di analisi sui segmenti della filiera effettivamente critici, migliorando l’efficacia della rendicontazione senza paralizzare l’operatività quotidiana dei piccoli partner commerciali.

Verso l’assicurazione della qualità

Infine, non si può ignorare il tema dell’assurance. Entro il 1° luglio 2027, la Commissione adotterà gli standard per la “limited assurance” (garanzia limitata), il che significa che i bilanci di sostenibilità dovranno essere sottoposti a una revisione professionale sempre più rigorosa. Il professionista contabile assume quindi un ruolo di garante della veridicità del dato, un compito che richiede nuove competenze tecniche ma che eleva il report di sostenibilità alla stessa dignità del bilancio d’esercizio.

In conclusione, il 2026 non è l’anno del ridimensionamento degli obiettivi climatici e sociali, ma quello della loro integrazione realistica nel tessuto economico.

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